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venerdì 12 agosto 2016

Comando e controllo: Il mondo a un passo dall'apocalisse nucleare

18 Settembre 1980, Damascus, Arkansas: un meccanico addetto alla manutenzione missili nel complesso di lancio 374-7 fa cadere la bussola di una chiave a tubo del peso di quasi 3 kg. Il complesso di lancio ospita un missile balistico intercontinentale Titan II, un mostro alto 20 metri del peso di 160 tonnellate in buona parte date da carburante e ossidante che mischiati al momento del lancio devono dare la spinta al missile. La testata del Titan è una W53 da 9 megatoni di potenza, capace di generare una palla di fuoco del diametro di 5 kilometri, distruggere quasi ogni struttura nel raggio di 14 km, e causare ustioni letali ad ogni essere vivente nel raggio di 32 km.
La famiglia del Titan II è obsoleta, progettata negli anni '50 usa carburanti liquidi invece dei più stabili solidi usati dai missili moderni, sia il carburante che l'ossidante diventano gassosi a pressioni normali, e in particolare l'ossidante è velenoso, se respirato causa edemi polmonari, ma soprattutto se si mischiano sono estremamente esplosivi.

La bussola cade per 20 metri e colpisce la parete esterna del Titan, e il carburante in stato gassoso inizia ad uscire dal missile: è l'inizio di una serie di eventi e decisioni a vari livelli per evitare che il missile possa esplodere: il rischio non sono solo gli effetti dell'esplosione convenzionale di tonnellate di combustibile, ma che la testata nucleare possa polverizzarsi e spargere polvere di uranio in un area vasta, o peggio ancora attivare l'esplosivo della testata e scatenare il processo di fusione, trasformando quella parte dell'Arkansas in un deserto radioattivo.

La narrazione di questo evento realmente accaduto, permette all'autore Eric Schlosser di narrare la storia della forza nucleare americana dal '46 fino alla fine della Guerra Fredda dei problemi mai risolti relativi al comando e controllo di queste armi, della sicurezza di queste armi (ad un certo punto, costretta a mettere una chiave di sicurezza sul meccanismo di accensione dei missili, per spregio l'Air Force usò il codice 00000000 ) e dei numerosi incidenti avvenuti.

Il libro alterna la storia della Forza Nucleare Americani e gli eventi a Damascus, capitolo dopo capitolo, quasi nella forma di un romanzo di fantapolitica, e descrive bene, gli uomini, le lotte di potere, le meschinerie, l'evoluzione della dottrina, le procedure tecniche, gli atti di coraggio, di responsabilità, le paure, di più di 50 anni di storia moderna per lo più sconosciuta. Vale la pena leggerlo.


martedì 2 settembre 2014

Failure in the Saddle: Nathan Bedford Forrest, Joe Wheeler, and the Confederate Cavalry in the Chickamauga Campaign

Failure in the Saddle di David A. Powell è l'impietosa descrizione della cattiva performance della cavalleria confederata durante la campagna che porterà alla battaglia di Chickamauga. L'autore descrive le azioni dei comandanti dei due corpi di cavalleria confederati, Forrest e Wheeler, e dei loro sottoposti.

Anche se sembrerà strano, data la fama di Forrest, quest'ultimo mancava dell'esperienza teorica per gestire la cavalleria nei classici ruoli di copertura e ricognizione necessari quando agiva come forza di supporto alla fanteria ed inoltre non era tagliato per comandi così grossi come quello di corpo, che richiedono di delegare e non di gestire in prima persona.

Joe Wheeler ne esce anche peggio: passivo e svogliato, la sua performance fu deprimente.

Un  libro interessante per l'analisi di come agiva la cavalleria durante la guerra civile.


venerdì 25 aprile 2014

Consiglio letterario: Shock Troops of the Confederacy di Fred Ray

Nonostante il nome un po' altisonante è un buon libro che tratta delle formazioni di sharpshooters nell'Army of Northern Virginia nella seconda parte della Guerra di Secessione. Il libro parte da una descrizione ampia della storia delle formazioni di fanteria leggera dal '700 e in particolare le esperienze americane prima della Guerra Civile. Inizia poi a descrivere come durante il conflitto le varie divisioni confederate in Virginia iniziarono non solo a raggruppare i soldati migliori dei vari reggimenti in formazioni ad hoc di truppe leggere ma verso la fine della guerra a far combattere in modo più "sciolto" anche i reggimenti di linea. Queste unità di sharpshooters, formate da buoni tiratori e combattendo in formazioni aperte, agivano come vere e proprie formazioni di assalto per coprire i fianchi, conquistare di sorpresa le posizioni, coprire le avanzate e le ritirate. I federali, che invece cominciarono la guerra con molte unità equipaggiate come truppe leggere (vedi i due reggimenti di Sharpshooters 1 & 2 USSS vestiti di verde), si trovarono alla fine della guerra drasticamente a corto di truppe specializzate.

Il libro chiude con una sintesi circa l'evoluzione verso le tattiche delle truppe d'assalto e formazione aperta verso la fine della Prima Guerra Mondiale, e con appendici sull'armamento in dotazione a confederati e federali, le truppe di fanteria leggera nell'ovest confederato e degli Unionisti.

Si tratta di un buon libro che si lascia leggere, anche se certi paragoni anacronistici con le truppe di assalto della prima guerra mondiale sono certo un po' forzati; tuttavia colma un gap di conoscenza.




venerdì 27 dicembre 2013

Recensione: This Kind of War di T.R. Fehrenbach

Lo sto leggendo proprio adesso; si tratta di un testo classico sulla Guerra di Corea (1950-53). Pur essendo stato scritto negli anni '60, non fatevi ingannare, la lettura è davvero scorrevole e interessante con racconti di prima mano. L'autore, pur essendo americano, non risparmia critiche ai militari e politici del suo paese per la gestione del conflitto. L'analisi è davvero approfondita e il punto di vista dell'avversario e il suo modo di combattere sono tenuti in grande considerazione. Non saprei se ne esiste una traduzione in italiano.


domenica 15 dicembre 2013

Recensione libro: America's Civil War: The Operational Battlefield, 1861-1863

Visto che siamo in tema di guerra civile americana, ho letto di recente questo libro America's Civil War: The Operational Battlefield, 1861-1863 di Brian Holden Reid. L'autore è inglese ed è un'esperto di teoria militare, quindi ne fa un giudice piuttosto neutro sugli eventi americani di meta '800. Il libro è la prima parte di una coppia (il secondo sul 1864-65 deve ancora uscire), ed è incentrato non solo sulla parte strategica, operazionale e tattica ma anche sugli eventi politici connessi alle operazioni militari (come l'acceso dibattito se fosse lecito vivere "sul territorio" o sequestrare gli schiavi nelle zone conquistate). Ne esce un quadro bene diverso da quello che qualcuno che ha letto il libro di Luraghi si potrebbe aspettare. Al di là delle pecche o pregi dei singoli generali (la maggior parte di loro non ne esce bene, soprattutto tra i sudisti, più impegnati a salvaguardare il proprio onore di fronte ai colleghi che a vincere la guerra) emergono chiaramente le pecche strategiche e organizzative di entrambi gli eserciti, incentrati sul modello dell'US Army anteguerra, soprattutto la mancanza di uno stato maggiore funzionante ai livelli superiori alla brigata, che si traduceva in mancanza di coordinazione sul campo soprattutto in attacco, che portava a fallimenti anche in situazioni di vantaggio o all'incapacità di sfruttare operativamente i vantaggi tattici: questo fatto e non le armi da fuoco potenziate impedirono le vittorie decisive stile napoleonico di un esercito sull'altro. Direi che la parte imperdibile del libro sono appunto le descrizioni operazionali delle campagne e i giudizi severi ma giusti sulle performance dei generali (leggendo la descrizione di Chickamauga non si può fare a mano di ridere della figura di Polk, un vero coglione, e non quella specie di martire descritto da Luraghi).

Comunque non vedo l'ora che esca il secondo volume.



martedì 26 novembre 2013

Libro: Frederick the Great: A Military History

Letto questo libro davvero interessante; ovviamente è incentrato sulla carriera militare di Federico II di Prussia, ma non si tratta delle solite apologie tanto care agli storici italiani, anzi. Ne esce la figura di un uomo che alternava momenti di grandissima baldanza a fasi depressive gravissime dopo le sconfitte, con malattie che sanno molto di psicosomatico. Si parla anche della tattica, ma appare evidente alla fine del libro che il "vecchio Fritz", pose le basi stesse della sconfitta di Jena nell'esercito prussiano come esperienza delle sue stesse carenze durante la guerra dei Sette Anni, in cui subì più sconfitte che vittorie anche a causa dell'idea che la baionetta fosse l'arma decisiva. Davvero da leggere.


martedì 29 ottobre 2013

Recensione: Il Teutone: La setta dei Mantelli Neri

Ho letto l'ultimissimo romanzo della saga del Teutone di Guido Cervo:  La setta dei Mantelli Neri. Si tratta del terzo titolo, e mentre se il primo aveva come sfondo l'invasione mongola e il secondo lo scontro contro Novgorod, quest'ultimo tratta della rivolta dei popoli pruteni soggetti all'ordine teutonico. Come i precedenti è un ottimo romanzo storico: non solo i personaggi, in buona già presenti nei romanzi precedenti, sono ben delineati ma il background storico è preciso e dettagliato così come i dati geografici. Grosso modo il romanzo si compone di tre "sotto-saghe", collegate ma che tratteggiano situazioni e personaggi differenti, che potrei chiamare (senza scoprire troppo della trama): la fuga, l'assedio, l'isola.

Un'ottima lettura che non lascerà delusi soprattutto gli appassionati dei Cavalieri Teutonici, soprattutto per il piacere che l'autore mette nel tratteggiare anche i piccoli dettagli.








venerdì 27 settembre 2013

Napoleon and the World War of 1813: Lessons in Coalition Warfighting recensione

Ho avuto modo di leggere recentemente "Napoleon and the World War of 1813: Lessons in Coalition Warfighting" di Jonathan P. Riley. Il libro tratta, abbastanza in dettaglio i vari fronti di guerra dell'anno 1813 (Europa Centrale, Spagna e Mediterraneo, Nord America) in un'ottica politico-militare; per cui, anche se le operazioni militari sono abbastanza dettagliate è il loro impatto sull'azione politica e le difficoltà di una guerra di coalizione (il difficile rapporto tra gli alleati nell'Europa Centrale, tra Wellington e Spagnoli e Portoghesi, tra americani,canadesi, indiani e inglesi i nord-america) ad avere la parte del leone. Da questo punto di vista il libro è ben bilanciato senza essere un mattone: esce evidente che Napoleone si è scavato la fossa politicamente molto prima di Lipsia, mentre Wellington era anche un accorto politico oltre ad essere un abile tattico.

Insomma un libro che vale la pena di leggere se si vuole andare oltre la semplice histoire de bataille.



lunedì 21 gennaio 2013

Gloria o Morte - libro sulla Guerra di Crimea




Si tratta di un libro che ho letto qualche anno fa e parla della guerra di Crimea (uno dei pochi in italiano). La trattazione è principalmente incentrata sulla realtà della vita del soldato del periodo (organizzazioni, freddo, fame, realtà del combattimento, rapporto ufficiali e soldati). Certo c'è una breve introduzione sulla campagna militare in sé, ma lo sforzo dell'autore è mirato essenzialmente a far capire il contesto di brutalità e sofferenza che fa da contorno all'assedio di Sebastopoli (con brevi e illuminanti sprazzi di umanità).

Per 8 euro vale la pena leggerlo.

lunedì 30 aprile 2012

Demolishing the Myth: The Tank Battle at Prokhorovka


Altro libro che ho quasi finito di leggere; è la traduzione inglese di un'opera originale in russo. L'autore è probabilmente uno dei massimi esperti della battaglia di Kursk. Il libro si concentra sugli scontri nella zona sud durante l'operazione Cittadella ed in particolare lo scontro Prokhorovka del 12 Luglio. Ne esce un resoconto dello scontro e degli eventi precedenti molto diverso da quello comunemente conosciuto. I punti salienti sono:

- non c'è stato nessuna battaglia frontale di mezzi corazzati, fu un attacco frontale sovietico contro difese tedesche preparate.
- il numero di mezzi coinvolti non fu di 1500, era di 1100 in tutta l'area est del saliente ( più di 600 mezzi russi e circa 400 tedeschi) ma nell'area di attacco principale 368 carri sovietici attaccarono contro 140-150 carri tedeschi di cui una 20na di Tiger
- l'attacco sovietico fu mal preparato perchè pensato quando i tedeschi ancora puntavano verso Obaian, ma l'11 Luglio il Gruppo Armate Sud decise di abbandonare l'obbiettivo iniziale di tagliare il saliente e puntò invece verso Prokhorovka per cercare di distruggere le riserve sovietiche, quindi le posizioni iniziale per l'assalto del 12 vennero sconvolte dal cambio di direzione.
- Le perdite in tutta l'area del II Corpo Panzer delle SS e del III corpo Panzer furono di circa 163 carri tedeschi (di cui solo 20 non riparabili), mentre la 5 armata carri delle Guardie perse circa 359 carri di cui 207 non recuperabili.

Il libro da moltissime altri informazioni utili e se siete appassionati vale la pena prenderle anche se è un po' caro.